Squares of Rome, Moca, Shanghai
May 6, 2010
Genealogy of damnatio Memoriae, Museion, Bolzano
March 23, 2010
Genealogy of damnatio Memoriae, Atelier House, Museion, Bolzano
February 24, 2010
Artiparlando, Bolzano, conference about “Genealogy of Damnatio Memoriae”
February 24, 2010
Censure e Autocensura, Trastevere 259
January 24, 2010
“Trastevere 259” . Un ciclo di incontri, a cadenza irregolare, nello studio di un artista.
Performance, proiezioni, laboratori, feste aperte ad un pubblico eterogeneo per creare uno spazio attivo di incontro, scambio e discussione attraverso interventi di artisti, teorici e altri.
#6
CENSURE E AUTOCENSURA
in collaborazione con l’Istituto Svizzero di Roma
1 febbraio 2010, dalle 20 in poi
Trastevere 259
Introduzione di Maria Rosa Sossai
Come dare vita ad un “laboratorio permanente per l’abolizione dell’autocensura”?
proposta di Cesare Pietroiusti
Strani casi di censura in Polonia
intervento di Ania Jagiello, direttrice del programma d’arte contemporanea dell’Ist. Polacco di Roma
INCERTI ARREDI # SALES OFFICE
performance di Marco Dalbosco
Confine immaginato
installazione sonora di Goldiechiari.
In quale misura i fenomeni di censura e di autocensura, più o meno espliciti o riconoscibili, restringono e condizionano l’attività artistica? E’ possibile smascherare tali fenomeni e contrastare la tendenza all’addomesticamento e all’occultamento degli aspetti “scomodi” di un’opera d’arte?
Dopo il primo laboratorio sulla “abolizione dell’autocensura” guidato da Cesare Pietroiusti a Torino nel settembre scorso (e che ha dato vita ad un gruppo autonomo di lavoro) e il seminario tenuto da Maria Rosa Sossai e dallo stesso Pietroiusti a Bolzano nell’ambito di “Atti democratici” (novembre 2009), questo appuntamento romano Censure e autocensura continua il confronto su questi temi. A Roma saranno presentate alcune opere tutt’ora sottoposte ad azioni di censura, insieme a interventi e riflessioni su istituzioni e politiche culturali che favoriscono l’affermarsi di un conformismo culturale.
Financial Times 26/11/2009
January 24, 2010
Genealogy of Damnatio memoriae “The Fear Society” 53 Venice Biennale Pavilion of Urgency, Murcia, Spain.
November 12, 2009
Genealogy of Damnatio Memoriae 1965-1981
November 12, 2009






Photo: Davide Franceschini
In an article published in the Corriere della Sera on November 14th 1974, Pier Paolo Pasolini wrote: “I know why I am an intellectual, a writer who tries to follow everything that happens, to know everything that is written, to imagine whatever is not known or is kept secret; who coordinates even quite distant facts, who puts together the disorganized and fragmentary pieces of a whole coherent political situation, who establishes logic where only arbitrariness, madness, and mystery seem to hold sway”
Goldiechiari’s Genealogia di Damnatio Memoriae 1965-1981 reasserts the role of intellectuals – whether writers, artists, journalists, or academics – in restoring a critical representation of reality.
The installation in this room is part of a series that examines recent political history by placing together dates, places, and laws that refer to the state’s responsibility in what was known as the “strategy of tension” period, and the role of Italy during the Cold War.
The carnage that stained Italy is the sad and tangible trace of the weakness of democracy in Italy, a country that was defeated in the Second World War and found itself the battle ground between two great blocks, the U.S.A. and the Soviet Union, and ideologies such as that of the Catholic Church and the secular aspirations of the newly founded Republic balanced, as it was, between removing Fascism and the anomaly of being the western democracy with the largest Communist party.
In this work the massacres that marked our recent history create a chronology of terror that is etched like an open wound on the bark of two trees and distributed between the two successive phases of the strategy of tension as indicated at the time by Pasolini: a first, anti-communist phase (Milan 1969), and a second anti-fascist one (Brescia and Bologna 1974). These are events we all know of, but, placed in a sequence and related together as though they were part of a still incomplete cycle, they are even more frightening.
The genealogical tree that Goldiechiari has created is, by definition, still in the making: the plant can grow and other names might be added over the years, and researches might allow us to understand how much our recent present is rooted in a past we still do not know enough about. Trees can multiply and become a memory-forest, a Dantesque wood that indicates, in images, the responsibility the powers-that-be have in determining, not just the history of a country, but of individual citizens.
As a conclusion to, or perhaps a comment on, the installation, the photograph Senza Titolo (2009) seems to ask us: how we can commemorate those who died for their ideas if we are unable to assume our responsibilities?
«Io so perchè sono un intellettuale, uno scrittore che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitarietà, la follia e il mistero» scriveva Pier Paolo Pasolini in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 14 novembre del 1974.
Genealogia di Damnatio Memoriae 1965-1981 di goldiechiari ribadisce il ruolo degli intellettuali – siano essi scrittori, artisti, giornalisti o accademici – nel restituire una rappresentazione critica della realtà.
Il lavoro prende il suo nome dalla pratica della damnatio memoriae, che in lingua latina indica l’uso nell’antica Roma di punire il condannato con l’eliminazione di tutte le memorie ed i ricordi che lo riguardavano.
L’installazione presentata in questa sala fa parte di un ciclo che rilegge la storia politica recente mettendo in relazione date, luoghi e leggi che richiamano alla responsabilità dello Stato nella strategia della tensione, e al ruolo dell’Italia nella Guerra Fredda.
Questa genealogia parziale non vuole essere una ricostruzione storica: l’utilizzo di uno strumento familiare come l’albero genealogico permette di rappresentare le stragi e gli omicidi come una linea di sangue comune, tra memoria e rimozione.
Le stragi che hanno insanguinato l’Italia sono la traccia dolorosa e tangibile della debolezza della democrazia in Italia, paese che è uscito sconfitto dalla secondo conflitto mondiale e che si è trovato ad essere terreno di scontro tra due grandi blocchi, gli USA e l’Unione Sovietica, ideologici come la Chiesa cattolica e istanze laiche della neonata repubblica, in bilico tra il rimosso del fascismo e l’anomalia di una democrazia occidentale con il più grande partito comunista occidentale.
Le stragi che hanno scandito la nostra recente storia compongono in questo lavoro una cronologia del terrore incisa come fosse una ferita ancora viva sulla corteccia di due alberi e distribuita nelle due fasi successive della tensione indiviuduate fin da allora da Pasolini: una prima, anticomunista (Milano 1969) e una seconda antifascista (Brescia e Bologna 1974). Sono eventi che conosciamo, ma composti in sequenza e in relazione gli uni con gli altri come fossero parte di un ciclo che ancora non è completo sono ancora più raggelanti.
L’albero geneaolgico che goldiechiari hanno realizzato è per definizione in fieri: la pianta può crescere, e altri nomi potrebero essere aggiunti nel cosro degli anni e delle ricerche che ci portano a capire quanto il presente affondi le radici in un passato del quale, benchè vicino, ancora non sappiamo abbastanza. Gli alberi possono moltiplicarsi e diventare un bosco della memoria, una foresta dantesca che restituisce in immagine le responsabilità che il potere ha nel determinare non solo la storia di un paese, ma anche quelle dei singoli cittadini.
A conclusione, o commento dell’installazione, la fotografia Senza Titolo (2009) sembra interrogarci su come possiamo commemorare chi è morto per un’idea, se non siamo in grado di assumerci le nostre responsabilità?
Cecilia Canziani










